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Florence Korea Film Fest 2026 Data dell’evento 02 mar 2026
Florence Korea Film Fest 2026 Torna a Firenze il Florence Korea Film Fest, consolidato appuntamento che ogni anno porta in Italia il meglio della cinematografia coreana tra proiezioni, ospiti internazionali e masterclass. ©Florence Korea Film Fest di Viola Cecchi Dal 19 al 28 marzo 2026 Firenze ospiterà la 24ª edizione del Florence Korea Film Fest, principale appuntamento italiano dedicato alla cinematografia sudcoreana contemporanea, quest’anno accompagnato dal tema “La natura cosmica del cinema coreano”. Ancora una volta, il festival si svolgerà al Cinema La Compagnia e proporrà un programma articolato di proiezioni, incontri e momenti di approfondimento, con l’obiettivo di offrire al pubblico italiano l’occasione unica di visionare titoli che altrimenti resterebbero inediti. Per chi non potrà recarsi fisicamente al Festival è possibile acquistare un abbonamento online che permette la visione di tutti i contenuti del FKFF sulle piattaforme Kvision e MYmovies. Le sezioni del festival saranno come ogni anno: Orizzonti Coreani, contenitore per i film più celebri del 2025, Korean Cinema Today, dedicata invece al cinema indipendente, e Corto, Corti! & Webtoon, dove verranno raccolti cortometraggi e fumetti digitali. È prevista la presenza di varie personalità coreane, tra registi, attori e illustratori di webtoon. I due ospiti di punta di questa edizione, Gong Yoo (Train to Busan, Goblin, Squid Game) e Yeon Sang-ho (Train to Busan, Hellbound, Peninsula), saranno inoltre al centro di masterclass dedicate, in programma rispettivamente il 21 e il 25 marzo. Tra le proiezioni più attese figurano le retrospettive dedicate agli ospiti presenti, con titoli come Silenced (Messi a tacere, 2011), vincitore dei premi KOFRA e Udine FEFF, Kim Ji-young, Born 1982 (2019), opera centrale nel dibattito sociale contemporaneo in Corea e premiata in numerose rassegne, e Train to Busan (2016), film che ha contribuito in modo decisivo alla diffusione globale del cinema coreano di genere. In programma anche Florence Knockin’ on You (2025), la cui ambientazione fiorentina richiama direttamente la città ospitante del festival. Darà inizio al Festival la cerimonia inaugurale, giovedì 19 alle 20, seguita dalla proiezione di People and Meat (Amici al Barbecue, 2025), alla quale sarà presente anche il regista Yang Jong-Hyun. La cerimonia di chiusura avverrà venerdì 27 dopo la quale sarà presentato Homeward Bound (Ritorno a Casa, 2025), anche questo accompagnato dalla presenza del regista Kim Dae-Hwan. Con questa edizione, il Florence Korea Film Fest rinnova il proprio impegno nella promozione del cinema coreano in Italia e nel rafforzamento dello scambio culturale tra i due paesi. Tutte le informazioni su programma, accrediti, biglietti e abbonamenti sono disponibili sui canali ufficiali del festival. Non resta che augurarvi buona visione! Fonti: https://koreafilmfest.com/manifesto-24-edizione-florence-korea-film-fest/ https://koreafilmfest.com/accrediti/ https://koreafilmfest.com/programma/ https://koreafilmfest.com/categoria/masterclass/ https://koreafilmfest.com/film/florence-knockin-on-you/
Data di pubblicazione 02 mar 2026 -
Tra tecnica e visione: Seong-Jin Cho pronto a incantare Firenze (14 marzo 2026) Data dell’evento 02 mar 2026
Tra tecnica e visione: Seong-Jin Cho pronto a incantare Firenze (14 marzo 2026) Il genio del pianoforte per una notte di grande musica Foto © Christopher Köstlin / Deutsche Grammophon di Sara Bochicchio “Sentire Cho infondere tenerezza e libertà in questa musica, pur mantenendone il rigore ritmico, è qualcosa di sorprendente” (San Francisco Chronicle) . Firenze si prepara a ospitare uno dei talenti più luminosi del firmamento musicale mondiale. Sabato 14 marzo 2026, presso il Teatro della Pergola, il capoluogo toscano accoglierà il pianista coreano Seong-Jin Cho, artista d’eccezione celebrato a livello internazionale per la profondità delle sue interpretazioni e un dominio tecnico fuori dal comune. L’evento è organizzato in prestigiosa collaborazione con l’Istituto Culturale Coreano in occasione del 10° anniversario della sua apertura. Maestria, tecnica prodigiosa e una briosità che incanta: Seong-Jin Cho è un pianista in grado di stregare il pubblico internazionale con un’espressività unica. Dopo aver consolidato il proprio talento al Conservatorio di Parigi sotto la guida di Michel Béroff, Seong-Jin Cho ha raggiunto la consacrazione internazionale con il trionfo al Concorso Chopin di Varsavia nel 2015. Da quel momento, la sua carriera è stata un’ascesa inarrestabile che lo ha portato a calcare i palchi più iconici al mondo, dal Concertgebouw di Amsterdam alla Carnegie Hall di New York, collaborando con istituzioni leggendarie come i Berliner e i Wiener Philharmoniker. Le interpretazioni di Cho sono un raro equilibrio tra riflessione poetica e virtuosismo tecnico. Definito un artista dall’innato senso musicale, Cho è capace di combinare la purezza del suono con un’incredibile tavolozza di colori timbrici. Guidate da un’innata sensibilità armonica, le sue interpretazioni trasformano ogni concerto in un viaggio luminoso. Dopo essere stato Artist in Residence presso Berliner Philharmoniker (una tra le più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo) nella stagione 2024/25, Cho arriva a Firenze in un momento di straordinaria maturità artistica. Il concerto fiorentino sarà l’occasione per scoprire dal vivo il tocco poetico che lo ha reso uno dei musicisti di punta della Deutsche Grammophon. Al centro del suo recente percorso discografico spicca l’integrale di Maurice Ravel, frutto di una ammirazione profonda per il compositore francese che Cho nutre sin da quando era bambino. Nato a Seoul nel 1994, Seong-Jin Cho rappresenta oggi l’eccellenza della scuola coreana nel mondo. La sua presenza a Firenze, sostenuta dall’Istituto Culturale Coreano, non è solo un appuntamento per i cultori della musica classica, ma un momento di alto valore culturale che celebra il dialogo artistico tra i due Paesi. Per maggiori informazioni riguardo l’evento e prenotazioni: https://amicimusicafirenze.it/events/seong-jin-cho-pianoforte-4/ Fonti: https://seongjin-cho.com/ https://orchestremetropolitain.com/en/biographies/seong-jin-cho/ https://www.sfchronicle.com/music/article/Warsaw-Phil-brings-a-young-keyboard-whiz-to-town-10598718.php
Data di pubblicazione 02 mar 2026 -
No Other Choice (어쩔수가 없다) di Park Chan-wook: satira sociale, disperazione e morale nell’era neoliberista Data dell’evento 02 mar 2026
No Other Choice (어쩔수가 없다) di Park Chan-wook: satira sociale, disperazione e morale nell’era neoliberista Quando la sopravvivenza diventa scelta obbligata ©Lucky Red di Rebecca Pignatiello Con No Other Choice (어쩔수가 없다), il maestro Park Chan-wook torna a esplorare i limiti della condizione umana nel contesto della Corea contemporanea, consegnando al pubblico un thriller nero che fonde satira sociale, tensione morale e humour grottesco. Il titolo, traducibile in italiano come “Non c’è altra scelta”, racchiude fin da subito il nucleo tematico del film: fino a che punto è lecito spingersi quando le strutture sociali sembrano annientare ogni via d’uscita? La trama segue Yoo Man-su (interpretato da Lee Byung-hun), un uomo che ha dedicato venticinque anni della sua vita a un’industria di carta, vivendo felicemente con la moglie Mi-ri (Son Ye-jin) e i loro due figli, fino al momento in cui la sua azienda lo licenzia senza preavviso. Di fronte a questa “non scelta”, la perdita del lavoro e dell’identità sociale che ne deriva, Man-su si trova costretto a lottare per mantenere la stabilità della sua famiglia e per non perdere la casa conquistata con tanti sacrifici. Il mercato del lavoro però si rivela spietato: dopo colloqui impossibili e le umiliazioni ricevute dal caporeparto Choi Seon-chul (Park Hee-soon) alla Moon Paper, l’azienda in cui aspira ad entrare, Man-su comprende che nessuna posizione lo aspetta davvero. Spinto dalla disperazione, decide allora di adottare un piano estremo: eliminare fisicamente la concorrenza per spalancare le porte del nuovo impiego. Tra i potenziali rivali ci sono Goo Beom-mo (Lee Sung-min), un collega con curriculum brillante, e Ko Si-jo (Cha Seung-won), veterano del settore costretto a reinventarsi come venditore di scarpe. Questa svolta grottesca che diviene sempre più cupa trasforma il film da satira sociale a riflessione crudele, capace di smascherare l’assurdità di un sistema in cui la dignità e la sopravvivenza sembrano incompatibili. La forza di No Other Choice risiede nella sua capacità di prendere una storia apparentemente singolare e farne il simbolo di una condizione collettiva: la precarietà, la lotta per la sopravvivenza, il fallimento delle promesse meritocratiche. Park Chan-wook dirige con rigore e ironia, alternando momenti di tensione psicologica a sequenze di humour nero e grottesco, e crea un ritratto contemporaneo in cui la disperazione umana si intreccia con una critica feroce alle dinamiche del lavoro, del capitalismo e dell’identità maschile. No Other Choice non è solo un thriller avvincente: è un’opera che invita lo spettatore a riflettere su cosa significhi “non avere altra scelta”, e su come il cinema possa restituire la complessità del presente con lucidità, coraggio e un’ inconfondibile tensione morale. Fonti: https://www.theguardian.com/film/2025/aug/29/no-other-choice-review-park-chan-wook https://geeksofcolor.co/2025/09/09/no-other-choice-tiff-review/ https://www.empireonline.com/movies/reviews/no-other-choice/ https://cineforum.it/recensione/No-Other-Choice-Non-c-e-altra-scelta https://www.koreatimes.co.kr/entertainment/films/20250901/park-chan-wook-hopes-viewers-reflect-on-how-often-they-say-no-other-choice
Data di pubblicazione 02 mar 2026 -
L’Italia all’interno dei K-drama Data dell’evento 02 mar 2026
L’Italia all’interno dei K-drama Il ruolo simbolico dell’Italia all’interno dei K-drama Come si dice amore? e Vincenzo ©Netflix di Marianna Demarchi Nell’immaginario coreano, l’Italia è percepita come un luogo affascinante, ricco di cultura e bellezza senza tempo, passione e stile. Per questo motivo, negli ultimi anni è diventata una cornice sempre più frequente nei K-drama grazie alle sue località suggestive, ai valori che incarna e all’intensità delle emozioni che evoca. Si tratta di un riferimento simbolico che riflette non solo l’interesse verso l'estetica europea ma anche la volontà di arricchire la narrazione attraverso scenari percepiti come carichi di significato. Tra le varie opere in cui l’Italia assume un ruolo di particolare importanza ve ne sono due nello specifico che hanno riscosso un notevole successo ovvero Vincenzo (빈센조, 2021) e Come si dice amore? (이 사랑 통역 되나요?, 2026), entrambe disponibili su Netflix. La serie Vincenzo ripercorre la storia dell’orfano coreano Park Joo-hyung, adottato in Italia da una famiglia mafiosa e ribattezzato Vincenzo, da cui il titolo. Alla morte del suo boss, per sfuggire al nuovo capo che lo vuole morto, Vincenzo si trasferisce in Corea, portando con sé l’eleganza italiana e un modo di fare tipicamente mafioso. In questo drama l'idea di mafia viene idealizzata e filtrata attraverso una lente romantica, che della realtà criminale conserva soltanto quei tratti funzionali a delineare il carisma del protagonista, come il senso dell’onore e un modus operandi strategico e sofisticato. L’Italia è dunque qui una presenza simbolica che, pur con le sue inaccuratezze, conferisce a Vincenzo un’identità distintiva e un'aura di indubbio mistero. Nella serie Come si dice amore?, invece, l’Italia non è protagonista della vicenda, ma fa spesso da sfondo alla storia tramite i suoi magnifici paesaggi. Il primo episodio si apre, ad esempio, a Civita di Bagnoregio, nel Lazio, dove la bellezza del borgo fa da cornice a una romantica dichiarazione d’amore. Il legame con il Bel Paese continua poi in Giappone tramite una famiglia di italiani e prosegue con sequenze girate tra Roma, Perugia, Firenze, Siena e Montalcino. L’ambientazione italiana è utilizzata per rappresentare la libertà e la crescita emotiva dei personaggi, un luogo di spontaneità in contrapposizione con la rigidità della società coreana. In conclusione, l’Italia nei K-drama è uno strumento narrativo forte in grado di evocare rapidamente ideali e significati condivisi. Associata all’amore, all’eleganza, al diverso o alla libertà, l’Italia occupa un ruolo iconico nell’immaginario coreano che, tramite i drama, viene rafforzato e diffuso, creando una connessione tra i due paesi e alimentando un interesse reciproco. ©Netflix Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_(serie_televisiva) https://it.wikipedia.org/wiki/Come_si_dice_%22amore%22%3F https://riflessidasia.altervista.org/can-this-love-be-translated-location-italia-netflix/
Data di pubblicazione 02 mar 2026 -
Il K-pop non é più solo musica: dai BTS a Jennie, il pop diventa memoria storica Data dell’evento 02 mar 2026
Il K-pop non é più solo musica: dai BTS a Jennie, il pop diventa memoria storica di Maria Zampone (TGK WORLD) Negli ultimi vent’anni la Corea del Sud ha imparato a raccontarsi al mondo con linguaggi sempre più efficaci e riconoscibili. Non attraverso campagne promozionali tradizionali, ma tramite cultura popolare, estetica e intrattenimento. Basti pensare a cinema, serie, moda, beauty e soprattutto K-pop, che hanno trasformato l’immaginario globale, rendendo la Corea non solo visibile, ma desiderabile. Il K-pop, in particolare, è evoluto passando dall’essere un genere musicale ad uno spazio simbolico in cui storia, lingua e identità nazionale trovano nuove forme di espressione. Alcuni casi hanno recentemente attirato l’attenzione dei media globali, e così artisti come BTS e Jennie diventano interpreti di una narrazione in cui il focus non è la celebrità in sé, ma ciò che portano con sé. “Arirang”: memoria sonora e identità nazionale Uno degli esempi più discussi recentemente è Arirang, non solo titolo del nuovo album deiBTS, ma anche la più celebre canzone popolare coreana, descritto come un contatto diretto con l'anima del Paese e con quel sentimento difficile da tradurre chiamato "han", una miscela di dolore, resilienza, nostalgia, speranza e dignità maturate attraverso secoli di storia. Sebbene l'origine esatta di Arirang resti sconosciuta, si ritiene che una delle versioni più antiche provenga dalla regione di Jeongseon, nella provincia di Gangwon-do. Nel corso dei secoli la canzone si sarebbe trasformata, adattata e moltiplicata: oggi, infatti, esistono oltre 3.600 varianti, ognuna con lievi differenze melodiche e testuali, ma unite dallo stesso nucleo emotivo. Nel 2012, Arirang è stata inserita nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dell'UNESCO, non solo come brano musicale, ma come insieme di pratiche comunitarie, trasmissioni orali e valori condivisi. Nel corso della storia, Arirang ha accompagnato momenti cruciali, diventando durante il periodo coloniale giapponese anche un canto identitario e, in alcuni casi, una forma di resistenza culturale, cantata per esprimere dolore e speranza quando altri linguaggi erano negati. Riprendere oggi questo titolo significa riportare al centro quella memoria collettiva e inserirla in una produzione destinata a un pubblico globale, perché non vada mai dimenticata. Così, anche la decisione di esibirsi in Piazza Gwanghwamun non è soltanto una scelta scenografica, ma la scelta consapevole di inserire un evento pop dentro uno spazio storico e identitario per la nazione. La piazza si apre davanti alla porta Gwanghwamun, ingresso principale del Gyeongbokgung, il palazzo reale di Seoul, edificato nel 1395 all’inizio della dinastia Joseon. Per oltre cinque secoli da lì si è governato il Paese, si è amministrata la corte e definito l’ordine simbolico dello Stato. É stato poi il Novecento a segnare profondamente la piazza e il Palazzo che, durante l’occupazione giapponese (1910–1945), è stato parzialmente distrutto e alterato, in un tentativo di riscrivere fisicamente la geografia del potere coreano. Con la nascita della Repubblica di Corea, l’area si è progressivamente trasformata in un luogo della cittadinanza attiva e Gwanghwamun Square è oggi insieme memoria monarchica, cicatrice coloniale e simbolo della democrazia contemporanea. Hangeul e memoria visiva: il velo indossato da Jennie Dal canto alla testimonianza scritta e alla memoria visiva, con la performance di Jennie ai Melon Music Awards 2025. Durante l’esibizione, un velo lungo quindici metri riportava un verso tratto dal Cheonggu Yeongeon, raccolta di canti compilata nel XVIII secolo durante la dinastia Joseon da Kim Cheontaek. Questa antologia è considerata una delle più antiche raccolte di testi di canzoni in hangeul. In un’epoca in cui l’élite culturale privilegiava il cinese classico come lingua “alta”, fissare su carta i canti popolari in alfabeto coreano significava riconoscere dignità alla voce del popolo. Era sì un gesto letterario, ma anche politico: affermare che la lingua coreana meritasse di essere conservata, studiata e tramandata. Con questa scelta Jennie racconta un passaggio tanto storico quanto di definizione. E ricorda quanto l’hangeul non sia solo uno strumento di scrittura, ma il mezzo attraverso cui una comunità ha costruito la propria coscienza culturale. Dalla scrittura, ad un titolo e fino ad un luogo, sono tutti elementi che trasformano l’esibizione in racconto. La cultura coreana non viene musealizzata, ma resa contemporanea e accessibile a tutte le generazioni. È in questa capacità di far dialogare patrimonio e avanguardia che si gioca una parte fondamentale del soft power coreano mosso dagli idol del k-pop. Non si tratta solo di esportare musica, ma di condividere simboli, memoria e identità. E quando questo avviene davanti a centinaia di migliaia di persone, in una piazza storica o su un palco internazionale, la performance smette di essere solo spettacolo e diventa narrazione collettiva.
Data di pubblicazione 02 mar 2026