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Shim Cheong-jeon: storia di una figlia devota

  • Data di pubblicazione01 giu 2021

Shim Cheong-jeon: storia di una figlia devota


Il più grande racconto della tradizione coreana sull’amore e la devozione verso i propri genitori. Un sentimento tradizionale molto diffuso in Corea ma famigliare anche ad altre culture come quella italiana.


Di Sara Bochicchio



Shim Cheong è una delle storie della tradizione più amate dai coreani. Il racconto ruota attorno alla pietà filiale (hyo), sentimento di devozione, rispetto ed amore verso i propri genitori e concetto di grande importanza nella morale confuciana.

La pietà filiale, in coreano hyo (효), rappresenta una idea di grande importanza nel confucianesimo, filosofia sulla quale si basa il pensiero dominante della Corea d’epoca Joseon (1392 – 1910), e che ancora oggi esercita una forte influenza sulla forma mentis dei coreani. Sebbene si tratti di un concetto meno valorizzato in Occidente, non ritengo che sia a noi estraneo, tutt’altro. Ero con un amico coreano a Roma, nella Galleria Borghese, quando dinanzi all’”Enea, Anchise e Ascanio” del Bernini, lui osservò: «Dicono che in Occidente non ci sia lo hyo, eppure io ce l’ho proprio qui davanti a me. Mi sembra di vedere la raffigurazione scultorea del suo hanja». L’hanja, cioè il carattere cinese, con cui viene scritto hyo (孝) rappresenta esattamente un anziano portato sulle spalle dal proprio figlio. Lo hyo è quindi un sentimento di grande rispetto, devozione e riconoscenza verso i propri genitori, le persone che ci hanno fatto il dono più grande: quello della vita. Enea, non salvando soltanto suo figlio Ascanio che rappresenta il futuro della dinastia, mostra la sua pietà filiale portando il padre sulle spalle durante la fuga da Troia. Il rispetto, l’amore e la devozione verso chi ci ha messo al mondo è un concetto molto caro anche a noi italiani.

In Corea quando si pensa allo hyo una delle prime cose che vengono in mente è la storia di Shim Cheong. Questa nasce dalla fantasia popolare come una fiaba e viene poi sviluppata in diverse forme, come il romanzo ed il pansori, quella bellissima ed estremamente emozionale forma di narrazione-cantata di cui abbiamo parlato nel precedente articolo su “Chunhyang”. Per questo suo carattere popolare, la storia di devozione filiale di Shim Cheong è tra le più amate dai coreani, forse seconda soltanto alla storia d’amore di Chunhyang. Come in molti dei racconti della tradizione, la protagonista nasce da genitori che solo in tarda età, e dopo tante preghiere al cielo, riescono a concepire un discendente. Tuttavia, la madre di Shim Cheong muore pochi giorni dopo il parto e suo padre, tra grandi sforzi dovuti dalla sua cecità, troverà una balia per allattare la piccola. Una volta cresciuta, sarà Shim Cheong a prendersi cura del padre, arrivando persino a sacrificare la sua vita pur di permettergli di riacquistare la vista. Il dio drago, commosso della devozione della giovane, la salverà riportandola alla vita in un fiore di loto. All’interno di questo fiore, galleggiando sulle onde come una Venere, sarà ritrovata e portata in dono al re, con il quale convolerà a nozze. Una volta regina, riuscirà a ritrovare suo padre che riacquisterà magicamente la vista concludendo così la storia in uno splendido e rincuorante lieto fine.

Come tuttI i racconti del popolo, accanto al tema dominante della pietà filiale troviamo anche elementi in qualche misura sovversivi della morale confuciana. La rigida patrilinearità della società confuciana imponeva che solo i discendenti maschi potessero celebrare i riti in onore degli antenati, ma nella storia di Shim Cheong è una figlia femmina la grande eroina della pietà filiale. Ciò riporta alla mente la storia della principessa delle sciamane coreane, Bari Gongju, che nonostante fosse stata abbandonata dai suoi genitori proprio perché femmina, metterà a rischio la sua vita pur di salvarli, discendendo negli inferi. È quindi evidente come le storie originate da fiabe popolari mescolino elementi pre-confuciani con quelli dell’ideologia dominante, rispecchiando le stratificazioni culturali che sono avvenute nel corso della storia sulla penisola coreana.

Tra i vari adattamenti della storia di Shim Cheong spicca il balletto realizzato dalla Universal Ballet, diventato presto il fiore all’occhiello della compagnia, tanto da essere considerato il primo rappresentante del fenomeno Hallyu (l’onda coreana che sta travolgendo il mondo) nel mondo della danza, e da aver vinto il “Grand Prize” ed il “Best Award” durante l’edizione del 2017 del premio d’arte del Seoul Arts Center. L’Istituto Culturale Coreano in Italia ci farà dono di questo splendido balletto in un evento live sul suo canale YouTube il 25 giugno (data in cui dobbiamo anche tristemente ricordare che ebbe inizio la Guerra di Corea nel 1950).