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Quando la Corea si illumina: lo Yeon Deung Hoe, patrimonio UNESCO Data dell’evento 04 mag 2026
Quando la Corea si illumina: lo Yeon Deung Hoe, patrimonio UNESCO di Giada Barbera (TGK World) La Corea così come la conosciamo, sempre in movimento e illuminata da migliaia di luci, nel mese di maggio viene invasa da un’onda di tantissime lanterne colorate in occasione del Yeon Deung Hoe Festival (연등회). Il festival Yeon Deung Hoe, anche conosciuto come festival delle lanterne di loto, ricorre ogni anno l’ottavo giorno del quarto mese secondo il calendario lunare. Le origini di questa festa sono puramente religiose, in quanto la ricorrenza è volta a celebrare la nascita di Buddha anche se al giorno d’oggi è principalmente considerata come un festival primaverile aperto a tutti. Dalle origini ai giorni nostri come Patrimonio Unesco Secondo alcune fonti, le origini del festival risalgono al Regno di Silla, con la prima celebrazione circa 1200 anni fa al tempio Hwangnyongsa di Gyeongju. La tradizione si è poi consolidata nel corso degli anni, diventando molto popolare durante la dinastia Goryeo, fino ad arrivare ai giorni nostri. Ogni anno le celebrazioni coinvolgono tutta la Corea ma quelle più famose si svolgono a Seoul, dove si svolge una sfilata di lanterne che da Yeouido arriva al distretto di Jongno dove si trova il Tempio Jogyesa, il tempio principale dell’ordine Jogye del buddismo. Chiunque può partecipare al festival, indipendentemente da credenze religiose, etnie ed età. Tutti possono creare la propria lanterna e unirsi alla parata. Le lanterne, a forma di fiore di loto nonché simbolo del buddismo, rappresentano, per tradizione, la saggezza di Buddha ma molti ne illuminano una per augurare fortuna per le proprie famiglie e amici. Tra le altre forme che si possono trovare, la tartaruga auspica longevità mentre quelle a forma di frutta sono simbolo di fecondità e prosperità. Durante il festival in Corea, oltre alla parata, vengono organizzate diverse attività culturali come l’esibizione di lanterne tradizionali, performance culturali, workshop adatti a tutti e lo Yeondeungnori che celebra la fine del festival. Le lanterne vengono realizzate a partire da una base, spesso costituita da bambù o fil di ferro, la quale viene rivestita da tanti petali di carta tradizionale coreana ( hanji ) che può essere bianca o colorata. In Italia, per tutti gli appassionati, l’Istituto Culturale Coreano organizza workshop in cui poter realizzare la propria lanterna e riflettere sul suo significato e mostre in cui poterle ammirare in tutta la loro bellezza. Lo Yeun Deung Hoe è stato riconosciuto nel 2020 come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dall'UNESCO per il valore culturale e storico. Il festival è stato riconosciuto come tale durante la quindicesima sessione del Comitato intergovernativo dell’UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Inoltre, la Corea del Sud ospita anche molti altri beni del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, tra cui ssireum (lotta tradizionale coreana), kimjang (la creazione e condivisione del kimchi) e la canzone Arirang. Assegnando lo status di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, l’UNESCO mira a proteggerne le tradizioni, abilità e conoscenze che sono state tramandate fino ad oggi da generazione in generazione. Il festival supera i confini nazionali, essendo noto per essere il più grande festival del suo genere al mondo, con visitatori annui che comprendono residenti locali e turisti stranieri. Quest’anno, la parata è in programma il 16 maggio, ma il programma ufficiale prevede eventi anche il giorno successivo, anticipando le grandi celebrazioni in occasione del compleanno di Buddha che quest’anno avverranno il 24 maggio. In un equilibrio perfetto che unisce tradizione e spettacolo, lo Yeon Deung Hoe continua a illuminare la Corea e gli occhi di chi lo osserva, mantenendo viva una cultura che attraversa i secoli.
Data di pubblicazione 04 mag 2026 -
La mecca del trend: il quartiere di Seoungsu-dong a Seoul Data dell’evento 04 mag 2026
La mecca del trend: il quartiere di Seoungsu-dong a Seoul Tra pop-up store, caffè iconici, boutique, beauty store e spazi concettuali, Seongsu è diventato uno dei simboli della Seoul contemporanea. di Viola Cecchi Nel panorama urbano di Seoul, pochi quartieri raccontano la trasformazione della città quanto Seongsu. Situato nella parte orientale della capitale sudcoreana, nei pressi del parco di Seoul Forest, questo ex distretto industriale è oggi uno dei luoghi simbolo della Seoul più contemporanea e attenta alle tendenze. Se fino a pochissimi anni fa vi si potevano trovare soltanto vecchie fabbriche e magazzini, ora Yeonmujang-gil, la strada principale del quartiere e le vie circostanti brulicano di novità sia di marchi coreani che internazionali. Attenzione però, Seongsu non è il solito quartiere per lo shopping. Accanto a pop-up temporanei, beauty shop e boutique di moda, trovano spazio anche bakery virali, photo booth divertenti, caffè ibridi, negozi vintage e di arredamento, oltre a piccole realtà dedicate all’artigianato e al design. Una cosa sembra certa, nel cuore di questa area della città c’è l’esperienza. A partire dal particolare arredamento degli spazi, che spesso mescola il retaggio industriale degli edifici al moderno lusso minimalista coreano, fino ad arrivare a veri e propri spazi concettuali dove opere d’arte contemporanea si mescolano allo shopping. Spesso pensati anche per essere instagrammabili, questi spazi offrono a Seongsu esperienze visive molto riconoscibili. Un esempio è Daelim Changgo, uno dei caffè più famosi del quartiere, ospitato in un ex magazzino, dove pareti in cemento e mattoni convivono con piante rigogliose, quadri e sculture contemporanee. Il risultato è un ambiente dall’estetica quasi sospesa, a metà tra rovina industriale e spazio creativo. Nella stessa struttura si trova anche Musinsa, marchio coreano di moda sperimentale estremamente popolare tra i più giovani. Ovviamente anche make-up e skin care non mancano all’appello. Tra i molti nomi, citiamo l’enorme Olive Young di Seongsu che offre, letteralmente, qualsiasi cosa si possa desiderare con i suoi 4628 metri quadrati: caffè con particolari collaborazioni temporanee, negozi di souvenir, showroom pop-up, consulenze professionali per pelle e capelli, esperienze gastronomiche a tema beauty e tanto altro. Diventate virali online anche le consulenze per trovare il fondotinta perfetto da TIRTIR, altro punto di riferimento per il make-up a Seongsu. Aiutato da un marketing formidabile, impossibile non rimanere a bocca aperta davanti al negozio di Tamburins, brand di profumi della stessa famiglia di Gentle Monster. Bellissime presentazioni di prodotti si intrecciano a installazioni artistiche, in una struttura industriale suggestiva. Esistono poi luoghi, come Seongsu Yeonbang, dove piccole attività indipendenti condividono lo stesso spazio e dove quindi i visitatori possono perdersi in queste “lifestyle boutique”. È in questo equilibrio tra memoria industriale, esperienza d’acquisto unica e viralità che Seongsu si è imposto come uno dei luoghi più dinamici e interessanti della Seoul di oggi. Fonti: ● https://creatrip.com/en/blog/11548 ● https://koreajoongangdaily.joins.com/news/2025-08-29/culture/foodTravel/The-Seongsudong-aesthetic-Discovering-Gen-Zs-Instagrammable-playground/2386100 ● https://Seulshopper.com/blogs/shopping/ader-error-seongsu-space ● https://www.greysuitcase.net/blog/2018/9/27/daelim-changgo
Data di pubblicazione 04 mag 2026 -
Il linguaggio del garofano e il valore della pietà filiale in Corea Data dell’evento 04 mag 2026
Il linguaggio del garofano e il valore della pietà filiale in Corea 8 maggio, la “Festa dei genitori” di Sara Bochicchio Nell’immaginario collettivo coreano, il garofano evoca istantaneamente il profondo legame di amore e rispetto verso i propri genitori. Questo fiore, che in Corea ha adottato la denominazione inglese carnation, rappresenta il dono d’elezione per l’Eobeoinal (아버이날), la Giornata dei Genitori che ricorre ogni 8 maggio. L’istituzione di questa ricorrenza risale al 1956. All’epoca, la Corea del Sud versava in condizioni economiche drammatiche: gran parte del territorio era ridotto in macerie a causa della Guerra di Corea e la popolazione viveva in uno stato di assoluta indigenza. Il celebre “Miracolo del fiume Han”, che avrebbe trasformato il Paese in una potenza industriale, era ancora lontano oltre una decade. In questo scenario di ricostruzione, il peso della sopravvivenza familiare gravava fortemente sulle spalle delle donne, molte delle quali rimaste vedove a causa della guerra fratricida. Non è un caso, dunque, che la celebrazione nacque originariamente come “Festa della Mamma”. Fu solo nel 1973, in risposta alla necessità di onorare anche la figura paterna, che la ricorrenza assunse l’attuale denominazione, abbracciando entrambi i genitori. A testimonianza delle radici di questa festività resta un canto tradizionale, intonato dai bambini per ringraziare le madri dei sacrifici compiuti sin dal momento del dono della vita: Dimenticando ogni sofferenza del parto, con cuore instancabile ti occupi di me giorno e notte. Mi adagi ora su un lato, ora sull’altro, perché io sia sempre all’asciutto, faticando fino a consumarti mani e piedi. Il sacrificio di una madre non ha misura: cosa mai, sotto il cielo, può dirsi tanto vasto? Questi versi ci riconducono a uno dei pilastri del confucianesimo, che ancora oggi permea profondamente la struttura sociale e il pensiero coreano: la pietà filiale, o hyo (효). Si tratta di un valore cardine che definisce l’identità nazionale, un concetto che avevo già approfondito per l’Istituto Culturale Coreano analizzando la celebre figura di Shim Cheong, eroina del folklore e simbolo del sacrificio estremo verso il genitore. Ma sorge spontaneo un interrogativo: perché la Corea ha scelto come emblema un fiore tanto esotico, che conserva persino nel nome la sua origine straniera? L’usanza, trae ispirazione dall’operato di Anna Jarvis (1864 – 1948), figura forse poco nota in Italia, ma a cui si deve l’istituzione della Festa della Mamma negli Stati Uniti. Nel 1908 l’attivista organizzò una cerimonia di commemorazione in onore della madre durante la quale distribuì numerosi garofani bianchi, i fiori preferiti della defunta. Sebbene non vi siano fonti definitive sulla genesi di questa scelta, , l'iniziativa ebbe un successo tale da portare all’ufficializzazione della ricorrenza e da varcare i confini americani. Se inizialmente si prediligevano i garofani bianchi l’esplosione della domanda portò rapidamente all’adozione di una più vasta gamma cromatica, ognuna con un significato preciso ● Rosso: è il colore più diffuso, simbolo universale di amore e profondo rispetto. ● Rosa: rappresenta la tenerezza e la gratitudine tipiche dell’amore materno. ● Bianco: simboleggia un amore puro, nonché il legame spirituale con chi non abita più questa terra. ● Viola: emblema di dignità e di un affetto imperturbabile, che resiste al tempo. ● Giallo: al contrario degli altri, assume connotazioni negative, evocando delusione o rifiuto. È affascinante osservare come un elemento tanto fragile quanto un fiore sia riuscito a viaggiare attraverso gli oceani e a radicarsi in culture distanti. Forte di un simbolismo universale, il garofano rimane ancora oggi il testimone silenzioso di quella gratitudine eterna verso chi, tra innumerevoli sacrifici, ci ha fatto dono della vita. FONTI: Encyclopedia of Korean Culture: https://encykorea.aks.ac.kr/Article/E0035973 Open Encyclopedia: https://openencyclopedia.tistory.com/319 Britannica: https://www.britannica.com/biography/Anna-Jarvis The New Leaf Journal: https://thenewleafjournal.com/anna-jarvis-and-the-origin-of-mothers-day-in-the-united-states/ Namuwiki: https://namu.wiki/w/%EC%B9%B4%EB%84%A4%EC%9D%B4%EC%85%98 나무의 세계: https://tree-world.co.kr/102 ICC: https://italia.korean-culture.org/it/1373/board/966/read/108633 어머니 마음 - 양주동 작사 / 이흥렬 작곡: https://youtu.be/1uQy1RCAt0M?si=VpKuON_daVL0UZaf
Data di pubblicazione 04 mag 2026 -
Corea in tavola: il talk show imperdibile con Lorenzo Prattico Data dell’evento 04 mag 2026
Corea in tavola: il talk show imperdibile con Lorenzo Prattico Viaggi, street food e tradizioni coreane raccontati dall'influencer italiano di Sharon Di Primio Un racconto di viaggio che profuma di spezie, street food e tradizioni lontane: venerdì 15 maggio alle ore 18:00, l’Istituto Culturale Coreano in Italia ospiterà presso la sede di via Nomentana 12 a Roma un talk show dedicato alla Corea e alla sua affascinante cultura gastronomica, con protagonista Lorenzo Prattico, tra i più seguiti content creator italiani nel mondo travel e food. Negli ultimi anni la Corea ha conquistato sempre più l’interesse del pubblico italiano, diventando una meta desiderata non solo per la sua cultura contemporanea, ma anche per la ricchezza delle sue tradizioni. In un Paese come l’Italia, da sempre attento alla gastronomia e alla qualità del cibo, questo evento diventa l'occasione ideale per far conoscere al pubblico nostrano la varietà della cultura culinaria coreana. In questo viaggio all'insegna dei sapori, il cibo si rivela una chiave d’accesso privilegiata: un linguaggio universale capace di raccontare storie, territori e identità. Sarà proprio questo il cuore dell’incontro. Lorenzo Prattico, che conta circa 510 mila follower su Instagram e oltre 670 mila iscritti su YouTube, accompagnerà il pubblico attraverso le sue esperienze in Corea, condividendo aneddoti, immagini e suggestioni raccolte durante i suoi viaggi, tra cui la partecipazione al “Programma di invito per giornalisti e influencer esteri” promosso dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo della Repubblica di Corea. Dal fascino autentico della cucina tradizionale ai colori e ai profumi dello street food, il racconto offrirà uno sguardo vivido e contemporaneo su uno degli aspetti più dinamici della cultura coreana. Un percorso che intreccia gusto, scoperta e curiosità, capace di avvicinare anche chi si affaccia per la prima volta a questo Paese. La cucina tradizionale coreana e lo street food rappresentano infatti due volti complementari della stessa cultura gastronomica. La prima racconta la profondità della storia, il valore del rito e l’attenzione all’equilibrio dei sapori; il secondo esprime invece immediatezza, convivialità e la capacità di reinterpretare la tradizione in una forma più quotidiana e accessibile. Insieme, offrono uno sguardo completo sulla Corea: da un lato la sua identità più autentica, dall’altro la sua vitalità più dinamica e contemporanea. L’evento si rivolge a tutti: viaggiatori, appassionati di cucina internazionale e followers di Lorenzo Prattico, ma anche a chi è semplicemente curioso e pronto a lasciarsi ispirare. Un’occasione per esplorare la Corea con occhi nuovi e iniziare a immaginare la prossima destinazione proprio nella penisola, tra cultura e cucina. Fonti: - https://italia.korean-culture.org/it - https://www.instagram.com/prattquello/
Data di pubblicazione 04 mag 2026 -
Il trionfo del Museo Nazionale della Corea sul podio del mondo Data dell’evento 04 mag 2026
Il trionfo del Museo Nazionale della Corea sul podio del mondo A Seoul, un primato che racconta la forza della cultura coreana e la capacità di trasformare il patrimonio culturale e artistico in attrazione globale di Antonella Gasdia Come un tempio laico eretto a custode del tempo, un fiume sotterraneo emerso alla luce del giorno, il Museo Nazionale della Corea a Seoul (anche noto come Gungnip Jungang Bangmulgwan) ha scalato il podio mondiale, conquistando il terzo posto tra i musei più visitati nel 2025 con 6.507.483 visitatori. Un’ascesa vertiginosa (+70% rispetto al 2024) certificata da The Art Newspaper e rilanciata il 1° aprile da La Repubblica, che posiziona l’istituzione sudcoreana subito dopo gli eterni colossi del Louvre (9 milioni) e dei Musei Vaticani (6,9 milioni), superando leggende come il British Museum (6,4 milioni) e il Metropolitan (5,9 milioni). Questo non è un exploit numerico isolato, ma il riflesso di un magnetismo profondo, radicato nel valore assoluto delle opere e nella cura quasi sacra con cui vengono presentate al mondo. Nato nel 1945, sulle ceneri della liberazione dai trentacinque anni di colonialismo giapponese (1910 – 1945), esso si erge su un’immensa superficie di 137.201 metri quadrati, custode silenzioso di oltre 220.000 opere che narrano un’epica millenaria. Qui il visitatore è avvolto dal sussurro del tempo: l’ascia Acheuleana della preistoria, eco lontana di mani primitive che scolpirono la terra indomita; la Corona d’Oro di Silla, simbolo di una maestria orafa che sfida i secoli; il Bodhisattva Pensieroso del VII secolo, bronzo delicato dal volto inclinato in meditazione infinita. Proseguendo l’itinerario è possibile ammirare la Pagoda di Dieci Piani di Gyeongcheonsa che si erge, con il suo scheletro in marmo scolpito, come se sfidasse la gravità stessa; vi sono poi opere in Celadon Goryeo, porcellana verde-azzurra dove luce e ombra danzano in un’armonia perfetta e il Vaso Lunare Joseon, dalla linea pura e asimmetrica, che evoca la luna piena sospesa nel cielo notturno coreano. Queste non sono reliquie silenziose, ma voci vive del passato, restaurate con meticolosa devozione e illuminate attraverso percorsi immersivi che fondono tradizione e tecnologie contemporanee, anche grazie all’utilizzo di guide interattive o proiezioni evocative. Il segreto di questo richiamo universale risiede nella cura: innumerevoli Tesori Nazionali, esposti con rigore filologico, accessibili a tutti grazie all’ingresso gratuito, a spazi familiari con laboratori e a giardini che riflettono il Grande Salone come fosse un lago zen, in un’armonia architettonica che alimenta un’esperienza evocativa a tutto tondo. Se il fenomeno Hallyu, o ondata coreana, ha spalancato le porte della Terra del Calmo Mattino al resto del mondo, la bellezza sovrana e armoniosa dei cimeli del passato ipnotizza celebrando una Corea sempre più sotto i riflettori globali affascinati dalla sua arte e cultura millenari. Fonti: ● Cheshire Lee, Goukassian Elena, Exclusive: The world's 100 most visited art museums in 2025: new venues a big hit with visitors, The Art Newspaper, 31 marzo 2026 (Link: https://www.theartnewspaper.com/2026/03/31/exclusive-the-worlds-100-most-visited-museums-in-2025-new-museums-a-big-hit-with-visitors). ● Crinò Lara, La classifica dei 100 musei più visitati al mondo: ecco quali sono. Con qualche sorpresa, La Repubblica, 1° aprile 2026 (Link: https://www.repubblica.it/cultura/2026/04/01/news/classifica_musei_piu_visitati_the_art_newspaper_2025_louvre_in_vetta_musei_vaticani_secondo_posto-425256090/). ● National Museum of Korea (Link: https://www.museum.go.kr/ENG/main/index.do).
Data di pubblicazione 04 mag 2026