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Food Tourism: quando il cibo fa viaggiare Data dell’evento 07 set 2026
Food Tourism: quando il cibo fa viaggiare di Giada Barbera (TGK World) Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria trasformazione del concetto di cibo grazie soprattutto ai social media dove la sua presenza è sempre più diffusa: tra video mukbang, recensioni di ristoranti e ricette di piatti tipici è ormai facilissimo conoscere e approfondire culture diverse anche a livello culinario da qualsiasi parte del mondo. Quando poi il desiderio di assaporare una nuova cucina diventa sempre più forte nasce così il food tourism o turismo gastronomico che, ogni anno attrae milioni di viaggiatori a livello globale. Dall’Hallyu alla tavola: la cucina coreana conquista l’Italia La cultura coreana oltre a diffondersi con il K-Pop e i K-Drama si sta affermando in Italia anche grazie all'Hansik, la cucina coreana, con ristoranti sempre più presenti nelle nostre città. Questi ristoranti ripropongono un'esperienza basata sull'armonia tra i sapori e sulla condivisione, caposaldi della tradizione coreana, attraendo un numero sempre maggiore di clienti tra appassionati e curiosi che, molto spesso decidono poi di partire alla ricerca delle versioni autentiche dei piatti. Nel 2024, la KTO, Organizzazione Coreana del Turismo, ha diffuso un sondaggio secondo il quale il 15,7% dei visitatori potenziali aveva indicato come motivo principale del viaggio in Corea "tour gastronomici", superando categorie come shopping e intrattenimento. Inoltre, lo studio ha dimostrato che le esperienze culinarie rappresentano circa un quinto della spesa totale dei turisti motivate soprattutto dalla voglia di interagire con la gente del posto e di immergersi nella cultura a tutto tondo. Taste Your Korea: alla scoperta delle diverse identità gastronomiche del Paese In riferimento a tali risultati, il governo e le industrie coreane hanno lanciato varie iniziative, permettendo a queste tendenze di espandersi maggiormente. Tra queste il progetto “Taste Your Korea”, lanciato nel 2024 dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo e dal KTO che hanno assegnato 33 punti di riferimento culinari regionali tra i quali il Bibimbap di Jeonju,i frutti di mare dell’isola di Jeju e il Chuncheon dakgalbi, il pollo piccante, collegando piatti regionali, bevande tradizionali e ingredienti tipici con spettacoli culturali, tour e festival locali. Il programma mira a valorizzare le diverse identità gastronomiche del Paese, trasformando il cibo in uno strumento per far conoscere territori che spesso vengono esclusi dalle principali destinazioni turistiche. Il tour gastronomico diventa, quindi, un modo per poter scoprire le particolarità culturali e produttive delle diverse regioni della Corea. K-Chicken Belt: il pollo come itinerario e ponte tra specialità locali e attrazioni turistiche Nel 2026, il Ministero dell’Agricoltura, dell’Alimentazione e degli Affari Rurali ha presentato il K-Chicken Belt, una piattaforma online con 30 destinazioni in 30 città e contee della Corea, con sedi selezionate tra le tantissime raccomandazioni presentate dai residenti e dai governi municipali attraverso un sondaggio pubblico. L’iniziativa collega le tante e, talvolta, sconosciute specialità di pollo coreane con il turismo gastronomico e prevede di raggiungere un elevato numero di visitatori con una versione in inglese in arrivo sulle piattaforme di promozione del turismo del Paese. Una delle particolarità del programma è che, oltre a presentare i ristoranti, include anche le attrazioni turistiche nelle vicinanze permettendo ai turisti di includere le esperienze culinarie nell’itinerario di viaggio. Tra queste la raccolta di patate dolci a Chuncheon, cimentarsi nella produzione di liquori tradizionali in birrifici locali o visitare i mercati, altrettanto popolari tra i viaggiatori. I mercati tradizionali: full immersion tra sapori, preparazioni e vita quotidiana I mercati tradizionali coreani sono una destinazione molto gettonata tra i turisti soprattutto per la possibilità di assaggiare diverse specialità locali immergendosi nello stile di vita e nelle tradizioni legate alle abitudini quotidiane dei residenti. Inoltre, la varietà di cibo tra cui scegliere e la possibilità di assistere direttamente alla preparazione dei piatti rendono l’esperienza ancora più immersiva ed educativa, permettendo ai visitatori di conoscere la cultura gastronomica coreana non solo attraverso i sapori ma anche attraverso l’osservazione e l’interazione con l’ambiente locale. Tra i mercati tradizionali più famosi quello di Mangwon di Seoul, popolare per i tour gastronomici collegati al fiume Han, quello di Suwon con le sue esperienze collegate alla fortezza di Hwaseong e quello di Jeju, Dongmun, celebre per il tour gourmet su misura per i turisti. Visto l’afflusso di turisti stranieri in questi mercati, il Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo e il KTO hanno lanciato la “Smile Again Campaign” insieme a undici mercati a livello nazionale i quali si impegnano a fornire dei miglioramenti nei loro servizi tra cui prezzi fissi, pagamenti anche con carta, gestione dell’igiene e servizi amichevoli, con il fine di rendere i mercati accessibili senza alcuna barriera. Oltre il piatto: una cultura da scoprire Che sia attraverso un contenuto sui social media o una scena in un film, il cibo si sta affermando sempre più come uno dei motivi per cui viaggiare alla scoperta di un posto e la Corea del Sud sembra aver compreso molto bene le potenzialità nascoste dietro al turismo gastronomico, trasformando la propria ricchezza culinaria in uno strumento di promozione turistica e di valorizzazione dei propri territori. Ma il food tourism coreano va oltre il consumo di un piatto: accompagna il visitatore mano nella mano a scoprire la sua preparazione e lo fa immergere nel territorio in cui è nato, trasformando il cibo nel vero motore del viaggio.
Data di pubblicazione 07 set 2026 -
CONTEMPORARY KOREAN HERITAGE – HANBOK COLLECTIVE Data dell’evento 07 set 2026
CONTEMPORARY KOREAN HERITAGE – HANBOK COLLECTIVE Un dialogo tra moda milanese e tradizione coreana di Silvia Maria Crippa Quali sarebbero i tratti in comune tra Milano e l’hanbok(한복) ? La prima è una delle capitali della moda mentre il secondo è l’abito tradizionale della Corea. Tuttavia, a fine settembre, l’universo della moda milanese si prepara ad accogliere e scoprire uno degli eventi fuori calendario più interessanti della stagione. Si tratta di Contemporary Korean Heritage – Hanbok Collective, iniziativa promossa dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo della Repubblica di Corea e organizzata da Korea Craft and Design Foundation, fondazione che già aveva portato a Milano la sfilata di hanbok presso la Korea House durante le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. La città meneghina, dal 22 settembre al 5 ottobre, farà da cornice a questo evento volto alla scoperta di cinque brand coreani di hanbok, selezionati per il loro potenziale di espansione internazionale, in un programma che mette in luce il valore contemporaneo della tradizione coreana. Il progetto, infatti, si pone come ponte culturale e commerciale tra la Corea del Sud e l’Europa, in cui i professionisti del settore internazionale avranno modo di entrare in contatto con le realtà selezionate e acquistarne le creazioni, oltre che sviluppare una nuova rete di conoscenze. Il tutto, ospitato da due importanti sedi milanesi. Il fulcro commerciale dell’iniziativa si svolgerà presso gli spazi d’avanguardia di Studio Zeta Showroom, luogo che ha già familiarità con moda e designer coreani. Per tutta la durata dell’evento, lo showroom diverrà la vetrina d’eccellenza dove i cinque designer di hanbok partecipanti presenteranno le proprie collezioni, con un focus sui rapporti B2B con buyer globali e distributori europei per finalizzare vendite e incentivare l’esportazione della moda coreana all’estero. Il momento culminante e più glamour dell’intera manifestazione avverrà sabato 26 settembre presso il prestigioso Palazzo Isimbardi che accoglierà invitati selezionati, tra cui esponenti della stampa, buyer e professionisti del fashion system. Il programma della serata prevede un iniziale momento di presentazione in cui i brand si racconteranno, seguito da una zona dedicata alla K-Culture, dove si potrà assaggiare cibo tipico e affacciarsi alla K-Beauty. La serata si concluderà con un set musicale per favorire le relazioni tra tutti i partecipanti. Questa iniziativa non si esaurisce con la sua presenza milanese, infatti, verranno selezionati i due migliori marchi che si saranno distinti per performance i quali avranno l’opportunità di vedere le loro collezioni esposte a Parigi, durante il periodo della Fashion Week francese, consolidandone il debutto sul mercato globale. Fonti Materiale informativo su CONTEMPORARY KOREAN HERITAGE – HANBOK COLLECTIVE condiviso dall’Istituto Culturale Coreano in Italia https://www.studiozeta.org/ https://www.kcdf.or.kr/
Data di pubblicazione 07 set 2026 -
Jumong e Ulisse, arco e astuzia Data dell’evento 07 set 2026
Jumong e Ulisse, arco e astuzia Mentre al cinema la gente è in fila per guardare L’Odissea, l’ultimo film firmato da Christopher Nolan, non possiamo perdere l’occasione di raccontare chi è Jumong, l’Ulisse coreano. di Ludovica Vittoria Gagliardi Noto anche come Re Dongmyeong, Jumong è stato il fondatore del regno di Goguryeo. La sua figura, nella quale elementi storici e mitologici si intrecciano, ci è tramandata da antiche fonti coreane ed è ricordata anche sulla Stele di Gwanggaeto, un imponente monumento eretto nel 414 d.C. in onore dell’omonimo sovrano che contiene una delle più antiche testimonianze giunte fino a noi sulle origini di Jumong e sulla fondazione di Goguryeo. La nascita e la vita di Jumong sono avvolte dal mito. Si racconta che Hae Buru, anziano re di Buyeo privo di eredi, trovò un bambino dall'aspetto simile a una rana dorata lo chiamò Geumwa e lo crebbe come proprio erede. Diventato sovrano Geumwa accolse nel suo palazzo Yuhwa, figlia della divinità fluviale Habaek, che dalla precedente unione con Hae Mosu, figlio del dio del cielo, concepì un uovo divino dal quale nacque Jumong. Fin da bambino Jumong mostrò capacità fuori dal comune, la leggenda narra infatti che già all’età di sette anni fosse in grado di fabbricarsi da solo arco e frecce e di tirare con una mira infallibile. Da questa abilità deriverebbe il suo nome che, nell’antica lingua di Buyeo, significava “abile arciere”. Le sue capacità suscitarono l’invidia dei figli di Geumwa, soprattutto del primogenito Daeso, che tentò di convincere il padre a eliminarlo. Geumwa, però, lo risparmiò e gli affidò la cura dei cavalli reali. Deciso a lasciare Buyeo e a fondare un proprio regno, Jumong ricorse all’astuzia: fece apparire debole il cavallo migliore, affinché Geumwa glielo assegnasse. In sella a quell’animale fuggì da Buyeo. Durante la fuga, però, trovò la strada sbarrata da un fiume. Invocò allora la propria discendenza divina e, secondo il mito, pesci e tartarughe formarono un ponte, permettendogli di sfuggire agli inseguitori e proseguire il suo cammino. Raggiunse infine Jolbon, dove nel 37 a.C. fondò il regno di Goguryeo. Anche la sua morte è avvolta nella leggenda. Il Samguk sagi riferisce che Jumong morì a quarant’anni, dopo diciannove anni di regno. La Stele di Gwanggaeto ne tramanda invece una versione mitica secondo la quale il sovrano ascese al cielo sul dorso di un drago dorato. Il parallelo con Ulisse nasce quasi spontaneo. Entrambi gli eroi affrontano un lungo viaggio pieno di pericoli (Ulisse per tornare a casa, Jumong per fondarne una nuova sotto forma di regno) superando ogni ostacolo con astuzia e intelligenza. Anche l’arco costituisce un importante punto di contatto. Nel mito di Jumong, la straordinaria abilità nel tiro distingue l’eroe fin dall’infanzia e ne rivela la natura eccezionale. Nell’Odissea, invece, l’arco rappresenta la legittimità e la giustizia: è proprio superando la prova dell'arco contro i Proci che Ulisse riafferma la propria identità, distinguendosi come l'unico e vero re di Itaca. Fonti: https://en.wikipedia.org/wiki/Dongmyeong_of_Goguryeo https://www.korea.net/NewsFocus/Culture/view?articleId=121572 https://www.hanna-one.com/fan-jumong.html https://koccult.com/myths/jumong https://www.koreaherald.com/article/10802204 https://loonytricky.wordpress.com/2020/07/13/korean-history-3-dongmyeong-%EB%8F%99%EB%AA%85%EC%99%95-jumong-%EC%A3%BC%EB%AA%BD-%E6%9D%B1%E6%98%8E%E7%8E%8B/ https://world.kbs.co.kr/service/contents_view.htm?lang=e&menu_cate=history&id=&board_seq=4001&page=14&board_code=
Data di pubblicazione 07 set 2026 -
Aspettando Chuseok! Data dell’evento 07 set 2026
Aspettando Chuseok! Riti, eventi, storie, ricette della tradizione e giochi per tutta la famiglia: la Corea si prepara a celebrare una delle ricorrenze più partecipate dell’anno, in programma il 25 settembre. Scopriamo insieme le usanze e le curiosità legate a questa festa così speciale! di Alessia Belli Se a fine settembre avete in programma un viaggio in Corea, avrete l’occasione di immergervi davvero nella cultura coreana e di scoprire da vicino alcune delle sue tradizioni e usanze più autentiche, respirando l’atmosfera speciale di questo periodo dell’anno. Il Paese del Calmo Mattino si prepara infatti a celebrare il Chuseok (추석), che quest’anno cade venerdì 25 settembre. Una delle feste nazionali più sentite dal popolo coreano che tradizionalmente si celebra ogni autunno nel quindicesimo giorno dell’ottavo mese del calendario lunare, tradizionalmente per celebrare il raccolto e ringraziare gli antenati. In antichità, infatti, un raccolto abbondante era fondamentale per assicurare il sostentamento e affrontare con maggiore serenità i mesi invernali ormai alle porte. Oggi, il Chuseok è un momento speciale per riunirsi con i propri cari e celebrare insieme il legame con le proprie radici. Dal giorno precedente a quello successivo, considerati festivi, le grandi città si svuotano: tantissimi coreani tornano nelle proprie città d’origine per riunirsi con la famiglia e concedersi qualche giorno di pausa dalla frenesia della vita quotidiana. Tra le usanze tradizionali del Chuseok figura il charye (차례), un rito commemorativo dedicato agli antenati. Le famiglie che continuano a praticarlo preparano un ricco banchetto e lo offrono in onore dei propri antenati come segno di gratitudine per i favori e la protezione ricevuta. Oggi, tuttavia, non tutte le famiglie celebrano il Chuseok nello stesso modo: alcune mantengono il rito secondo la tradizione, mentre altre ne adottano forme più semplici o si limitano a condividere un pasto insieme. La composizione della tavola rituale può variare a seconda della regione e delle consuetudini familiari. Tra le pietanze più rappresentative non mancano i songpyeon (송편), dolcetti di riso a forma di mezzaluna, ripieni di diversi ingredienti come semi di sesamo, fagioli, pinoli, noci, castagne, giuggiole e miele, cotti al vapore su aghi di pino, dal caratteristico e delicato profumo aromatico. Immancabili sono anche i jeon (전), frittelle coreane preparate con gli ingredienti più vari. Vi sono poi spesso carne e pesce, zuppe calde, pesce essiccato e verdure e, infine, frutta fresca e secca, seguiti da vari dolcetti tradizionali. Ad accompagnare il tutto, le bevande della tradizione, come makgeolli(vino di riso coreano) e soju(distillato tradizionale coreano). Il ricordo e il rispetto per le generazioni passate si esprimono anche attraverso la visita alle tombe degli antenati, un altro rito legato al Chuseok. Ma la giornata non finisce qui: durante le festività vengono organizzate anche numerose attività pensate per coinvolgere grandi e piccini, come il tiro con l’arco e i giochi tradizionali. Tra le usanze più rappresentative del Chuseok vi è il Ganggangsullae (강강술래), una danza popolare tradizionalmente eseguita sotto la luna piena. Le donne vestite in hanbok si prendono per mano formando un grande cerchio, cantano e danzano insieme, accompagnando la musica con rappresentazioni della vita quotidiana rurale. Nel 2009 il Ganggangsullae è stato inserito dall’UNESCO nella lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità e continua a essere tramandato attraverso spettacoli, programmi culturali e attività educative. E per chi resta in Italia, tenete d’occhio il sito e i social dell’Istituto Culturale Coreano: sabato 26 settembre è in programma un’intera giornata dedicata al Chuseok, con stand, workshop e tante esperienze da vivere (verranno pubblicati dettagli a breve)! Fonti: Korea Now: https://www.youtube.com/watch?v=2mYzje1ZCdo Unesco: https://www.youtube.com/watch?v=6D73WBzzEG4
Data di pubblicazione 07 set 2026 -
Il fascino di Seoul: seicento anni di pungryu tra tradizione e contemporaneità Data dell’evento 07 set 2026
Il fascino di Seoul: seicento anni di pungryu tra tradizione e contemporaneità Dal 17 settembre al 4 dicembre, all’Istituto Culturale Coreano, un percorso alla scoperta del pungryu, tra il patrimonio dell’antica Hanyang e la creatività della Seoul contemporanea. di Joo Yung Son Dal 17 settembre al 4 dicembre, l'Istituto Culturale Coreano ospita la mostra «Il fascino di Seoul», un percorso alla scoperta del concetto di pungryu (풍류), letteralmente il fluire del vento e dell’acqua : un'antica sensibilità coreana che unisce natura, arte e piacere quotidiano, viva da oltre seicento anni. Il percorso espositivo si apre nell'antica Hanyang, nome con cui Seoul era conosciuta durante la dinastia Joseon, quando letterati e studiosi si riunivano tra montagne e corsi d’acqua per comporre poesie, condividere musica e godere del paesaggio. Attraverso mappe storiche, dipinti di riunioni poetiche (aheodo, 아회도) e oggetti della vita quotidiana la prima sezione di questa mostra presenta il pungryu, un modo di vivere all’insegna del tempo libero e del gusto, a contatto con la natura e l’arte e ne ripercorre l’evoluzione. Inizialmente legata alle classi dominanti, infatti, questa cultura si diffuse progressivamente nella società urbana coinvolgendo diversi gruppi della popolazione, in particolare i jungin(중인), ceto intermedio composto da professionisti dotati di competenze specialistiche. Nel XIX secolo, il pungryu si diffuse anche tra le donne con la nascita del Samhojeong Sisa(삼호정시사), il primo circolo poetico femminile della dinastia Joseon, che permise loro di sviluppare una propria cultura del pungryu. La seconda parte della mostra conduce il visitatore nella Seoul contemporanea, dove il rapporto con il passato si rinnova attraverso nuovi linguaggi. Protagonista è Euljiro, storico quartiere industriale reinterpretato da giovani artisti e imprenditori secondo l’estetica newtro, fusione di “new” e “retro”: non una semplice riproposizione del passato, ma la sua trasformazione secondo una sensibilità contemporanea. In questo dialogo tra tradizione e innovazione si inseriscono le opere di Lee Jung-hoon, che realizza mobili scultorei ispirati agli ornamenti coreani tradizionali. Nella serie Yangban soban, per esempio, reinterpreta il soban, tradizionale tavolino coreano, attraverso l’aggiunta di decorazioni metalliche ispirate a elementi ornamentali dell’abbigliamento tradizionale coreano, come i cordoni del gat (copricapo tradizionale coreano) e i norigae (ornamenti tradizionali coreani). Ryu Jong-dae, invece, nel campo del digital craft, esplora il rapporto tra arte e tecnologia unendo la lavorazione tradizionale del legno alla stampa 3D e all’uso di bioplastica a base di amido di mais. La mostra invita inoltre il pubblico a partecipare attivamente al percorso. Sono infatti presenti un chiosco interattivo che reinterpreta il Palseon Wayudo, antico gioco da tavolo degli studiosi del periodo Joseon, e accompagna i visitatori alla scoperta dei luoghi storici legati al pungryu e un laboratorio che offre l’opportunità di decorare specchi con adesivi in madreperla ispirati alla tecnica tradizionale del najeon. Nella terza sezione, dedicata al fiume Han, l'accento si sposta sul tempo libero contemporaneo. Se un tempo i letterati di Hanyang navigavano sul fiume recitando poesie, oggi gli abitanti di Seoul si rilassano lungo le sue rive osservando i riflessi dell'acqua, in una continuità silenziosa tra passato e presente. «Il fascino di Seoul» è così un viaggio attraverso seicento anni di pungryu che parte dalla natura di Hanyang e porta alle strade della metropoli contemporanea. Un invito a scoprire Seoul come una città capace di trasformare il proprio patrimonio in nuove forme di bellezza e di trovare, anche nella vita quotidiana, uno spazio per il proprio pungryu. La mostra verrà inaugurata il 17 settembre e sarà visitabile fino al 4 dicembre presso l’Istituto Culturale Coreano. Fonte: Istituto Culturale Coreano in Italia
Data di pubblicazione 07 set 2026