Hanji: la carta coreana tra tradizione e nuove frontiere
Hanji: la carta coreana tra tradizione e nuove frontiere
Sin dal II secolo d.C., quando giunse il primo prototipo di carta, in Corea furono sviluppate tecniche specifiche che favorirono la diffusione dell’Hanji, una carta prodotta dalla corteccia degli alberi di gelso, nota per la sua capacità di mantenere colore e forma intatti nel tempo
di Antonella Gasdia
Dalla sua primordiale diffusione, nel periodo dei Tre Regni (57 a.C. – 668 d.C.), la carta tradizionale coreana ha contribuito alla realizzazione di documenti e attestazioni antichi, tra cui si annovera, ad esempio, il “Sutra Dharani della Grande Compassione”, designato come Tesoro Nazionale coreano n° 126 che presenta ancora oggi ottime condizioni proprio per la qualità e la resistenza della carta su cui è stato stampato: l’Hanji.
L’epoca d’oro dell’Hanji si colloca tra il 918 e il 1392, durante la dinastia Koryŏ, quando la qualità della carta migliorò notevolmente e il suo utilizzo si ampliò alla produzione di banconote, testi buddisti, medici e storici. In questo periodo, l’Hanji divenne noto anche nei Paesi limitrofi, favorendo scambi economici con l'Impero cinese e portando alla nascita delle prime manifatture, testimonianza della sua pregiata qualità e del meticoloso lavoro artigianale. Questo sviluppo culminò, nel periodo Chosŏn (1392 – 1910), con l’istituzione del Joji-so, un ufficio governativo responsabile della produzione di carta, incaricato di regolamentarne qualità e quantità all’interno del Paese.
L’evoluzione dei metodi di produzione ha permesso di impiegare la carta tradizionale coreana non solo nella realizzazione di documenti ma anche nell’arredamento, ad esempio come carta da parati o per rivestire pavimenti e porte delle case tradizionali e, successivamente, nella realizzazione di ciotole, cassettiere e lanterne. Il suo ampio utilizzo nel corso dei secoli le ha conferito il riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale, oltre a farla entrare in nuove forme d’arte, come la moda, come testimoniano numerose linee di abbigliamento sostenibile, tra cui si annovera quella della designer Lee Sun fortemente interessata a preservare quest’antica cultura in una società sempre più votata al consumismo.
Ad operare in prima linea per la salvaguardia dell’Hanji vi è anche Anna Onesti, dal 2018 funzionario architetto del MIBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo) nonché ideatrice di numerose opere e mostre a tema Hanji, tra cui possiamo citare “Walking on the White Side” del 2017, accolta dall’Istituto Culturale Coreano di Roma, che ha contribuito a riunire artisti coreani e italiani, “Giochi di carta dall’Italia” del 2021 presso il Museo Tsereteli di Mosca, o “Le giornate europee del patrimonio” del 2022, presso l’Istituto centrale ICPAL di Roma. Nel suo tentativo di rendere omaggio al prezioso patrimonio UNESCO, Anna Onesti ha intrecciato le sue ricerche, la sua passione e il suo vivo interesse verso i colori e gli aquiloni realizzando opere con carte orientali, stecche di bambù e fili di cotone ispirati dal maestro cartaio Jang Sung Woo. Degna di nota, a tal proposito, sarà la mostra "La carta Hanji e gli aquiloni" che si terrà a Torino il 18 ottobre 2024, in occasione delle celebrazioni per il 140° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Corea, che vedrà protagonisti proprio gli aquiloni in Hanji ad opera di Anna Onesti.
Fonti:
• Ambasciata d’Italia Seoul (주이탈리아 대한민국 대사관), “140 Italia – Corea (1884 – 2024), Programma degli Eventi celebrativi”, 27 Novembre 2023 (Sito consultato il 17/08/2024)
• Anna Onesti, “L’Alfabeto dei Semi: la carta Hanji e gli aquiloni”
• Fides International, “What’s Hanji?” (Sito consultato il 17/08/2024)
• Future Materials Bank, “Hanji Paper by Lee Sun” (Sito consultato il 17/08/2024)
• Korea Heritage Service, “Hanjijang (Korean Paper Making) (Sito consultato il 17/08/2024)
• Wonju Hanji Theme Park (한지테마파크), “Story of Hanji” (Sito consultato il 17/08/2024)
- File allegato