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Il ritorno degli zombie: “Colony” consacra ancora Yeon Sang-ho
- Data di pubblicazione06 lug 2026
Il ritorno degli zombie: “Colony” consacra ancora Yeon Sang-ho

di Chiara Mannocci (TGK World)
La 79° edizione del Festival di Cannes ha attirato l’attenzione non solo per la presenza di Park Chan-wook come direttore artistico, ma anche per l’accoglienza calorosa riservata a due film sudcoreani in concorso, “Hope” di Na Hong-jin e soprattutto “Colony”, il nuovo lavoro di Yeon Sang-ho.
Il film “Colony” ha confermato il proprio successo anche al botteghino subito dopo l’uscita nelle sale cinematografiche: secondo il Korean Film Council ha registrato 301.053 spettatori nel primo weekend, diventando il secondo film del 2026 a superare i cinque milioni di spettatori, dopo “The King's Warden”.
Un risultato che conferma ancora una volta quanto Yeon sia oggi uno dei nomi più forti del cinema di genere contemporaneo.
Ma cosa rende “Colony” così interessante? Per capirlo bisogna guardare al percorso che Yeon Sang-ho ha costruito negli ultimi dieci anni attorno alla figura dello zombie. Per lui, il ‘morto vivente’ non è mai stato solo un mostro, ma un dispositivo narrativo per raccontare le paure del presente.
Il suo primo grande successo internazionale, “Train to Busan” (2016), con protagonista Gong Yoo, trasformava l’apocalisse zombie in una metafora delle disuguaglianze sociali. Il treno diventava una micro-società perfettamente gerarchizzata: da una parte i privilegiati, dall’altra lavoratori, studenti e persone comuni. Quando il contagio esplodeva, a dividere gli esseri umani non era solo il virus, ma l’egoismo, la paura e il privilegio di classe. Il messaggio era netto: quando il sistema collassa, la solidarietà resta l’unica forma di resistenza.
Con “Peninsula” (2019) il discorso si faceva più cupo. Qui la società era già collassata: non c’era più un ordine da difendere, ma solo rovine abitate da bande armate, traffici illegali e lotte per il potere. Se “Train to Busan” chiedeva “chi sopravvive al contagio?”, “Peninsula” spostava la domanda su un piano più radicale: “che cosa resta dell’essere umano quando la società scompare?”. Non era più il virus il problema, ma la natura umana senza regole.
Con “Colony”, Yeon porta questa riflessione ancora più avanti. Il titolo originale coreano, 군체, significa letteralmente “colonia”, “sciame”, “alveare”: un organismo collettivo formato da unità che agiscono come un unico corpo. È una scelta centrale, perché il film si muove attorno a una nuova paura contemporanea: quella della perdita dell’individualità.
Yeon ha spiegato che, a partire da George A. Romero con il suo “La notte dei morti viventi” (1968) in poi, ogni epoca ha proiettato nei morti viventi le proprie ansie. Se negli anni Sessanta Romero raccontava il consumismo e la crisi sociale, oggi la paura riguarda soprattutto la velocità della circolazione delle informazioni e l’impatto dell’intelligenza artificiale. Secondo il regista, il rischio è che il pensiero umano diventi sempre più uniforme, collettivo, quasi “alveare”, erodendo ciò che ci rende individui.
Per costruire questa idea, Yeon ha studiato colonie virali e organismi biologici collettivi, scoprendo qualcosa di interessante: anche ciò che appare perfettamente omogeneo genera sempre mutazioni e differenze. Ed è proprio questa diversità a garantire la sopravvivenza. Se tutto fosse identico, un solo punto debole potrebbe causare l’estinzione dell’intero sistema. Da qui nasce la riflessione politica e filosofica di “Colony”: proteggere le minoranze e preservare la differenza non è solo una questione morale, ma una necessità evolutiva.
In questo senso Yeon usa il genere zombie per parlare di tre grandi temi. Il primo è il collasso sociale e la paura collettiva: il contagio come metafora del panico e dell’egoismo in società ipercompetitive. Il secondo è la disumanizzazione nei sistemi moderni: ciò che resta dell’uomo quando crollano strutture morali e istituzionali. Il terzo, sempre più centrale, è il controllo tecnologico e la trasformazione dell’umano in qualcosa di automatizzato, collettivo, non individuale.
Non è un caso che la simbologia dello zombie abbia sempre funzionato così nella storia del cinema. Nel primo cinema horror, come “L’isola degli zombies” (“White Zombie”, Victor Halperin, 1932), il morto vivente incarnava il trauma del colonialismo e della schiavitù: il lavoratore perfetto, privo di volontà. Con Romero, in “Zombi” (“Dawn of the Dead”, 1978), gli zombie che vagano nei centri commerciali diventavano la rappresentazione del consumismo di massa: corpi svuotati che continuano a consumare anche dopo la morte. Nel cinema post-2000, con film come “28 Giorni Dopo” (“28 Days Later”, Danny Boyle, 2002) o “World War Z” (Marc Forster, 2013), lo zombie si fa rapido, virale, globale: simbolo della paura delle pandemie, del contagio e dell’“altro” percepito come minaccia.
Negli ultimi anni la riflessione si è spostata anche sul piano filosofico. Lo zombie è diventato l’immagine della perdita del sé: un corpo che vive, ma senza coscienza, desiderio o identità. In questo senso, “Colony” rappresenta forse il punto più maturo della poetica di Yeon Sang-ho: non più solo un racconto di sopravvivenza, ma una meditazione sul rischio di diventare tutti parte dello stesso sciame.
Ed è forse proprio questo il segreto della forza del suo cinema: lo zombie è un mostro universale, semplice da riconoscere, ma infinitamente malleabile. Cambia forma con il tempo, perché cambia insieme alle nostre paure. E oggi, nell’epoca degli algoritmi, dell’IA e delle masse digitali, il vero orrore potrebbe non essere il contagio. Potrebbe essere la scomparsa dell’individuo.
Fonti delle immagini:
Locandine: https://namu.wiki/w/%EA%B5%B0%EC%B2%B4(%EC%98%81%ED%99%94)
https://blog.naver.com/js2y86/224207162078
Foto premiere: https://m.entertain.naver.com/home/article/408/0000304242
Foto film: https://www.koreaherald.com/article/10760667
https://www.moviedigger.it/colony-film-di-yeon-sang-ho/
Train to Busan: https://www.gq.com/story/train-to-busan-netflix
Peninsula: https://www.darksidecinema.it/peninsula-la-recensione/
Cannes premiere: https://www.koreami.org/colony-conquista-cannes-standing-ovation-per-il-nuovo-film-k-zombie-di-yeon-sang-ho/
Foto regista: https://www.taxidrivers.it/536286/latest-news/colony-yeon-sang-ho-cannes-netflix.html