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Templestay: una tradizione antica come nuova forma di viaggio

    Data dell’evento 05 ott 2026

Templestay: una tradizione antica come nuova forma di viaggio

di Marie Zampone (TGK World)

Prima che esistesse il turismo, prima che esistessero gli hotel e le formule Airbnb, esistevano i templi, i monasteri, luoghi verso cui si arrivava per pregare, studiare, praticare e ritirarsi temporaneamente dalla vita quotidiana. Il legame fra viaggio e tempio, dunque, non è una costruzione recente: affonda le radici nella lunga storia del mondo e, per la Corea, nella tradizione dei sansa, i monasteri buddhisti di montagna.


È su questa storia che, molto più recentemente, si innesta il templestay contemporaneo e, per capirne il successo, bisogna partire in effetti dal paradosso che rappresenta. L'esperienza che oggi permette a viaggiatori coreani e internazionali di trascorrere una o più notti in un tempio buddhista, partecipando alla vita della comunità monastica, non nasce come prodotto turistico pensato per il mercato globale, ma come necessità di trovare un modo per accogliere i visitatori stranieri arrivati in Corea del Sud per i Mondiali di calcio del 2002.


Nel 2002 inizia, infatti, la storia ufficiale del templestay moderno, quando la Corea del Sud si prepara ad accogliere milioni di visitatori per la Coppa del Mondo. Già nel dicembre 2001, la stampa coreana raccontava il progetto della Jogye Order, il principale ordine buddhista coreano, di aprire una cinquantina di templi agli stranieri durante il periodo dei Mondiali per contribuire alla gestione dell’enorme domanda di alloggi e, parallelamente, permettere ai visitatori di conoscere un aspetto poco conosciuto della cultura locale.


Il programma prevedeva soggiorni di una o due notti, durante i quali gli ospiti potevano assistere alle cerimonie, praticare la meditazione e partecipare ad attività tradizionali. Nel maggio 2002, prese il via il primo templestay ufficiale a Jikjisa, nella provincia di Gyeongsangbuk-do.


Fu un successo capace di generare interesse e desiderio di partecipazione. Quello che era nato come progetto legato a un grande evento internazionale, per offrire un letto in cui dormire, iniziò rapidamente a trasformarsi in qualcosa di più ambizioso, rendere il soggiorno stesso in un'esperienza culturale.


Nel templestay, infatti, il visitatore entra temporaneamente nella dimensione quotidiana e locale del singolo tempio avendo, allo stesso tempo, accesso ad oltre 1700 anni di storia del buddhismo coreano conservati nei monasteri che partecipano al programma. Molti di questi luoghi sono immersi in aree montane, rurali e naturali, spesso lontano dalla densità urbana di Seoul, rendendo alcune di queste esperienze difficili da replicare altrove.


Solitamente, dopo l'arrivo, l'assegnazione della stanza, l'orientamento e le regole di comportamento all'interno del tempio, seguono spesso una visita ai luoghi, un'introduzione storica o alla meditazione Seon. Vi è poi la cena, generalmente consumata presto, intorno alle 17 e sempre secondo i ritmi della comunità monastica. Dopo il pasto ha solitamente luogo la cerimonia serale (yebul), oppure un momento dedicato alla meditazione che può tradursi in una passeggiata o un momento di silenzio. Intorno alle 21 (anche più tardi in alcuni templi) arriva il momento di spegnere le luci e riposare in vista della sveglia presto del giorno seguente.


Intorno alle 3 o alle 4 del mattino arriva il momento di alzarsi, in tempo per partecipare alla cerimonia dell'alba. Seguono, a seconda del programma, meditazione, le 108 prostrazioni (108 bae), una camminata meditativa o la pulizia degli spazi del tempio. La colazione segue intorno alle 6, mentre tutta la parte successiva della mattinata può essere dedicata al cha-dam, il dialogo davanti a una tazza di tè con un monaco, oppure alla cucina monastica o allo studio e pratica della calligrafia.


Il programma può anche includere la partecipazione alle cerimonie buddhiste, la meditazione Seon, la preparazione e degustazione del tè, la cucina monastica, attività di artigianato tradizionale e momenti di dialogo con i monaci ed è strutturato autonomamente dai diversi monasteri e, a seconda della formula scelta, lasciando anche spazio ad alcuni momenti facoltativi.


Un programma che ribalta la logica del turismo convenzionale, basata sulla successione di luoghi da vedere ed accoglie parole come mindfulness, healing, meditazione e slow travel che si sono fatte largo nel linguaggio quotidiano del viaggio. Il visitatore non deve più necessariamente arrivare al tempio per motivi spirituali, può arrivarci semplicemente perché cerca un momento di pausa dalla metropoli, dalla frenesia del contemporaneo. In un certo senso è proprio per questo che il templestay funziona, perché sembra essere l'opposto di ciò che normalmente associamo a una vacanza. Toglie attività, riscoprendo qualcosa che spesso viene dimenticato: il valore del tempo, del quale non bisogna necessariamente riempire ogni minuto.


La stessa Korea Tourism Organization descrive il templestay come un'esperienza attraverso la quale conoscere la vita dei praticanti e scoprire nuovi modi di vivere il rapporto con sé stessi e con la natura. Ed ogni tempio, ogni esperienza ha la sua peculiarità. Alcune sono maggiormente orientate alla meditazione, altre alla cultura tradizionale, altre ancora alla natura o alle attività fisiche rendendolo un format con un’identità comune, ma caratteristiche differenti.


Tra gli elementi che accomunano molte delle formule, c'è la cucina monastica: il balwoo gongyang, il pasto rituale dei monaci che non viene concepito semplicemente come cibo tradizionale da assaggiare, bensì il modo di mangiare, la quantità di cibo, l'attenzione a non sprecarlo e il rapporto con gli ingredienti fanno parte di una filosofia di sostenibilità che viene resa accessibile e praticata nel quotidiano, come comunità.


Anche se potrebbe sembrare necessario allontanarsi completamente dalla città per vivere questa esperienza, almeno nella sua forma più frugale, in realtà vi sono realtà che propongono esperienze simili all’interno delle grandi città, piccole oasi che offrono una pausa, dove il tempo scorre secondo ritmi completamente diversi, per non parlare della nuova tendenza di esperienza integrata: meditazione si, connessione con la natura, certo, e perfino la ricerca dell’anima gemella.


Si chiama 나는 절로 (Naneun Jeollo, letteralmente “io vado al tempio”), un programma di incontri organizzato dalla Jogye Order Social Welfare Foundation che prende spunto, anche nel nome, dal popolare dating show I’m Solo. Un gruppo selezionato di uomini e donne single trascorre una notte in un tempio, partecipando alle attività del templestay e a momenti pensati per conoscersi come il format del rotating tea conversation: brevi incontri individuali, di circa dieci minuti, durante i quali i partecipanti conversano davanti a una tazza di tè. Una volta raggiunti i 10 minuti, il partner al tavolo viene cambiato con il successivo per permettere a tutti i presenti di conoscersi.


L'iniziativa, nata nel 2023 nella sua forma attuale, anche nel 2026 ha continuato a registrare una domanda crescente: alla prima edizione dell'anno, organizzata a Seonunsa per giovani single tra i 20 e i 30 anni della regione di Honam, sono arrivate 644 candidature per appena 20 posti e, al termine del programma, si sono formate sei coppie. A maggio, l'edizione al tempio di Naksansa ha superato le 4.225 richieste di candidatura per 20 posti.


Nel luglio 2026, inoltre, il programma ha celebrato un traguardo fino a quel momento insperato: la nascita del primo bambino di una coppia conosciutasi proprio durante Naneun Jeollo. I due partecipanti si erano incontrati a Naksansa nell'agosto 2024, sposati l'anno successivo e sono diventati genitori nel 2026.


Il successo di questa formula di “dating” racconta come il desiderio di trovare un partner sia sempre più interconnesso con il bisogno di ritrovare forme di socializzazione lontane dal digitale. In una società caratterizzata da ritmi di vita accelerati e spesso inseriti nel cloud di Internet, il tempio offre un contesto diverso promuovendo l’interazione diretta, rituali condivisi e conversazioni in presenza.


Risulta quindi facile comprendere il successo di questo fenomeno che, da movimento di nicchia, oggi racconta un’espansione e successo sorprendenti. A dieci anni dalla sua nascita, già nel 2012, il templestay aveva superato 2 milioni di partecipanti complessivi secondo le statistiche diffuse dal Korean Buddhist Cultural Business Group. Di questi, oltre 220.000 erano stranieri. Mentre nel solo 2025 i partecipanti ad esperienze templestay sono stati oltre 625.000 e di questi quasi 89.000 erano stranieri.


Il perché di questa espansione, invece, è da ricercare in tutte quelle caratteristiche che diventano introvabili con altre esperienze: avvicinarsi al buddhismo coreano, con le sue peculiarità e declinazioni, il contatto non scontato con la natura, soddisfare la curiosità di dormire in un tempio e soprattutto abitare la cultura, viverla dall’interno.


Attraverso il templestay la Corea non si presenta soltanto come Paese tecnologico, contemporaneo e innovativo, ma anche come luogo capace di custodire una tradizione millenaria. Una Corea che non ha quindi bisogno di inventarsi una nuova identità per essere contemporanea, interessante, cool, ma deve soltanto trovare nuovi modi per far conoscere quella che possiede già.



Immagini

1. https://www.multivu.com/players/English/8448751-korean-buddhism-templestay-tour/image/ChamseonatGeumseon_1542210932074-HR.jpg

2. https://img.khan.co.kr/news/r/700xX/2025/11/11/news-p.v1.20251111.6aa2d17655fb46d6b94ba5affdfd18ad_P1.webp

3. https://cdn.ardentnews.co.kr/news/photo/202410/4632_21637_4846.jpg

4. https://findingchamna.dongguk.edu/article/tmp_act/detail/212384?pageIndex=1&


Fonti

https://templestay.com/

https://silsangsa.templestay.com/fe/MI000000000000000020/html/view.do

https://www.chosun.com/english/travel-food-en/2026/05/22/OGPFRX66GVCK5CBD56E6AX2I2Y/

https://korean.visitkorea.or.kr/detail/ms_detail.do?cotid=4a046003-388c-4482-90fb-3241af21e91c&utm_campaign=share&utm_source=url_share&utm_content=ms

https://www.seoul.co.kr/news/life/2026/04/08/20260408500083

https://www.yna.co.kr/view/AKR20260608068000005

https://korean.visitkorea.or.kr/detail/rem_detail.do?cotid=4c34b73f-b5db-4b86-aebe-b5b6f09ddf44&

https://eng.templestay.com/en/MI000000000000000019/reserve/view.do?templeId=Haeinsa&templeFlag=&templestaySeq=17607&bookmarkFlag=

https://m.seoul.co.kr/news/2026/07/18/20260718500004

https://www.khan.co.kr/article/200112132018371

https://www.ibulgyo.com/news/articleView.html?idxno=130834

https://www.hani.co.kr/arti/culture/culture_general/1243117.html

https://sports.khan.co.kr/article/201205161913393/amp